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Il primo nucleo dell’edificio in cui sono collocate le cantine è databile, presumibilmente, intorno alla fine del XVI secolo, lungo la direttrice che, uscendo dalla cinta muraria medioevale, conduceva ad Acqui Terme; in questo periodo di relativa pace politica e sociale, la popolazione di Ovada inizia ad espandersi ed inizia la coltivazione della vite, sino ad allora molto limitata. L’edificio è presente, grossomodo nella forma attuale, nella planimetria disegnata dal cartografo Matteo Vinzoni nel 1773 su incarico della Repubblica di Genova. Le cantine, pensiamo nate come deposito di derrate alimentari e per la produzione del vino, sono un susseguirsi di ampi locali coperti con volte a botte lunettate in corrispondenza delle alte bocche di lupo. La pavimentazione di gran parte dei vani è realizzata in ciottoli di pietra di fiume e in lastre di arenaria. Le cantine sono state attive fino alla fine degli anni ’50 e lavoravano l’uva proveniente da sei cascine collocate intorno ad Ovada; producevano principalmente dolcetto e barbera e sono state fornitrici della casa reale Savoia. Nel 1956 la famiglia Carosio ha partecipato come socio fondatore alla realizzazione della Cantina Sociale Tre Castelli di Montaldo Bormida; da quel momento non si è più vinificato all’interno delle cantine se non per uso personale, affidando le uve provenienti dalle cascine di proprietà alla Cantina Sociale. Nelle Cantine Carosio, è presente un torchio di grandi dimensioni, quasi integro, realizzato nel 1895 dalle Officine Meccaniche Verrina di Voltri; le officine Verrina, sorte proprio a fine ottocento svolgevano attività di fonderia meccanica e navale, ramo verso cui successivamente si concentrarono sino all’acquisizione da parte dei Costa.